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Peritonite settica di un giovane gatto

Un gatto di circa 2 anni, maschio intero, viene portato in visita in quanto ultimamente sembra dimagrito ed meno vivace del solito. E’ stato visitato da colleghi circa dieci giorni prima e, in seguito a diagnosi di tracheobronchite, è stato sottoposto a trattamento antibiotico con cefalosporine e antiflogistico steroideo. Alla visita medica si sospetta ascite e viene disposta una radiografia che conferma il sospetto clinico. Dati i precedenti anamnestici, si cerca di comprendere nel radiogramma anche una porzione di torace. Approfittando dello stato di depressione del paziente, senza sedazione, si effettua una centesi addominale ottenendo un liquido sieroso opalescente. Il primo sospetto è verso una forma di peritonite infettiva felina (FIP) ma le caratteristiche macroscopiche del versamento non convincono e, prima di approntare il protocollo di ricerca del coronavirus, si effettua un esame citologico dal sedimento di centrifuga. Il risultato è un tappeto di granulociti neutrofili e batteri, sia cocchi che bastoncelli, sia intra che extracellulari: si tratta di una peritonite settica. Nel frattempo l’esame emocromocitometrico rivela un rialzo, anche se non drammatico, dei granulociti neutrofili. E’ abbastanza per richiedere una laparotomia d’urgenza.

All’apertura dell’addome, oltre al versamento, complessivamente di circa 500 ml, si rileva una imponente reazione infiammatoria che coinvolge tutto il peritoneo, in particolare l’omento è fortemente ispessito e, in alcune parti, di consistenza e colore suggerenti una deviazione necrotica (freccia gialla)

Queste porzioni vengono separate, i vasi isolati e legati, ed asportate.

Tutto l’addome viene sottoposto ad accurata ispezione, in particolare il tubo digerente ed il peritoneo parietale, alla ricerca di eventuali lesioni.  Quindi vengono effettuati abbondanti lavaggi (almeno 4 litri) con soluzione fisiologica tiepida. Non vengono rilevate tracce di lesioni perforanti né dalla cute, né dalla parete gastrointestinale. Data la quantità di batteri presenti nel liquido ascitico rinvenuti all’esame citologico le possibili origini del versamento sono essenzialmente riconducibili a lesioni o corpi estranei penetranti dall’esterno o dall’interno di organi cavi comunicanti con l’esterno. In tale caso l’assenza di tracce rilevabili in sede laparotomica e la perfetta integrità del tubo digerente suggeriscono come ipotesi eziopatogenetica una piccola ferita penetrante in addome dall’esterno presto richiusasi e responsabile della semina di germi particolarmente aggressivi. I carnivori domestici ed i felini in special modo, infatti sono tra gli animali più resistenti verso le infezioni peritoneali. Naturalmente un campione del versamento è stato collezionato per un esame batteriologico e relativo antibiogramma richiesto all’IZS; purtroppo, forse per il fatto che era già in essere una copertura antibiotica, nulla è emerso dall’esame colturale…

Il gatto dopo l’intervento è stato così sottoposto a copertura antibiotica “ad ampio spettro” associando cefalessina sodica e enrofloxacina mantenute per almeno 20 giorni. Dopo circa 12 ore di fluidoterapia il paziente viene dimesso.

Personalmente, anche se in caso di peritonite settica sarebbe indicata una gestione post-operatoria ad “addome aperto”, ritengo sufficiente effettuare abbondanti lavaggi, eliminare quanto più materiale necrotico possibile ed evitare una gestione rischiosa e complessa soprattutto in animali scarsamente collaborativi.

Dopo una settimana il paziente viene portato al controllo. Il miglioramento delle condizioni cliniche con ritorno dell’appetito e della vivacità si è registrato già dopo 24 ore dalla chirurgia ed è andato crescendo. Viene effettuata una ecografia addominale da cui si evidenzia ancora una cospicua reazione peritoneale, in particolare del tratto omentale lasciato in sede.

Un successivo esame ecografico eseguito dopo ulteriori 10 giorni evidenzierà un significativo assottigliamento della reazione omentale e permetterà, unitamente all’ottima anamnesi e alle ottime condizioni cliniche, di sciogliere definitivamente la prognosi.

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