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Pratical Praxis

Un Epageul Breton femmina di 13 anni viene portato in visita per una vistosa tumefazione dell’avambraccio sinistro associata a zoppia. Secondo l’anamnesi la tumefazione sarebbe evoluta in breve tempo (circa un mese) e negli ultimi giorni si sarebbe associata una grave zoppia algica.

Viene effettuata una valutazione radiografica da cui si nota che la massa non sembra infiltrare la base scheletrica ma risulta in gran parte mineralizzata. L’esame citopatologico, nei sui limiti, orienta la diagnosi verso una forma neoplastica benigna (condroma?).

Il proprietario, cui viene prospettato l’iter da seguire secondo il protocollo oncologico (TAC o RM, biopsia, ecc.), preferisce optare per una risoluzione economica e conservativa, escludendo di lasciare il cane con un arto esteticamente e funzionalmente così menomato e rifiutando l’ipotesi di una eventuale amputazione. Seppur al di fuori degli schemi e senza il conforto di ulteriori accertamenti, si decide di tentare l’asportazione (a volte, quando l’alternativa è un rapido congedo, il protocollo scientifico può lasciare spazio al buon senso e all’amore per la vita).

Basandosi sui dati disponibili (radiografia ed esame citopatologico) ci si prepara per un intervento di asportazione della massa ma conservativo dell’integrità anatomo-funzionale dell’arto. La paziente viene premeditata con diazepam, indotta con propofol e mantenuta in isofluorano.

L’arto viene allestito in sospensione in maniera da poter essere approcciato da ogni direzione e vengono praticate delle infiltrazioni di carbocaina come complemento all’analgesia intra e post operatoria.

All’incisione cutanea, praticata sulla superficie dorso-mediale, la massa appare adesa alla cute, di aspetto polilobato e provvista di una robusta capsula di aspetto fibroso. La cute viene scollata dalla massa, la vena cefalica e il nervo radiale superficiale vengono identificati (freccia verde), liberati dalle aderenze con la massa e preservati.

La massa viene separata lavorando per via smussa sulla sua inserzione alla base scheletrica ma una sua porzione è talmente adesa al  radio ed ha consistenza così dura da costringere all’uso di martello e scalpello chirurgici. Anche il muscolo flessore radiale del carpo e suo tendine vengono scollati e isolati (freccia gialla)

La corticale radiale viene “pulita” nel sito di aderenza della massa con l’ausilio di una raspa. Successivamente vengono effettuati abbondanti lavaggi con soluzione fisiologica.

La cute in eccesso viene rifilata e quindi suturata con sottocutanea a  punti singoli, seguita da intradermica. Per maggiore sicurezza vengono apposte anche delle agrafes metalliche. La zampa viene bendata senza sostegni rigidi e lasciando il piede libero per permettere un continuo monitoraggio di eventuali danni del circolo emolinfatico e dell’innervazione.

Dopo 12 ore dalla chirurgia la paziente non manifesta deficit neurologici ma è presente un notevole edema del piede che si risolve però con 10 minuti di massaggi associati ad aspersione con acqua fredda. Questa pratica viene ripetuta ogni a distanza di 6 e 12 ore quando si opta per la dimissione.

A distanza di circa 30 ore dalla chirurgia l’aspetto della zampa è buono, non vi sono segni di edema, l’appoggio è corretto anche se persiste una discreta claudicazione.

Secondo il riferimento anamnestico la zoppia si attenua fino a scomparire del tutto in 3 giorni.

Alla visita di controllo per l’asportazione delle agrafes cutanee la zampa appare in ottime condizioni, la ferita è rimarginata correttamente, il dolore sembra scomparso, l’appoggio è deciso e corretto. Il proprietario si dichiara pienamente soddisfatto e, anche se molti passaggi “obbligatori” sono stati saltati, il chirurgo pure……

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